Raku

I manufatti raku presentano la superficie smaltata con cavillatura, reticolo di piccole fratture, caratterizzata da riflessi metallici in cromie cangianti ed iridescenti. Il particolare effetto si ottiene estraendo il manufatto dal forno alla temperatura di circa 1000 °C, punto di fusione degli smalti, ed inducendo il raffreddamento in assenza totale o parziale di ossigeno. Questa fase chiamata riduzione si esegue riponendo l’oggetto in un contenitore ripieno in parte di materiale combustibile di tipo organico come paglia, foglie secche, segatura, carta ed altro. Il contenitore viene quindi chiuso con un coperchio fino al raffreddamento dell’oggetto oppure aprendo a più riprese per modulare i tempi di riduzione. Quando l’argilla non smaltata assume colore nero intenso significa che il raffreddamento è avvenuto con la riduzione totale dell'ossigeno, mentre variabili toni di grigio sono il risultato di una riduzione modulata. La riduzione può anche essere bloccata immergendo in manufatto in acqua.

 

Per la realizzazione di manufatti raku viene utilizzata un’argilla refrattaria capace di resistere al brusco e repentino cambio di temperatura in fase di riduzione. Gli smalti utilizzati sono caratterizzati da un basso punto di fusione che si aggira tra i 900 e i 1000 °C. L’utilizzo degli ossidi e dei sali metallici permette di ottenere vibranti variazioni cromatiche; tuttavia queste non possono essere totalmente preventivate perché dipendono dallo svolgimento delle procedure. L’aspetto finale di ogni manufatto è quindi il risultato dell’unicità del singolo procedimento e dalle variabili esecutive che accompagnano la sua creazione.

 

La tecnica raku, di origine giapponese, è diffusamente utilizzata in Sardegna, a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, assumendo caratteristiche riconoscibili ed identificative delle produzioni di alcuni ceramisti locali.

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