Filigrana

La sottile lastra di metallo viene ridotta in filo attraverso il passaggio al laminatoio (in antico questo passaggio era ottenuto tramite martellatura); il filo passa nella trafila, una piastra d'acciaio con una serie di fori progressivamente più stretti attraverso i quali viene fatto passare il filo metallico per ridurne il diametro; il filo viene tirato con apposite tenaglie. Con il filo trafilato si realizza quindi la sottile treccia a cui si dà la forma funzionale al gioiello da costruire.

 

La filigrana si distingue nel tipo a giorno e in quello a notte. Nella prima il filo è come sospeso in una armatura di sbarrette; nella seconda è invece applicato sopra la lamina che compone il gioiello. La decorazione del tipo a giorno, anche per esigenze strutturali, è per lo più a spirale, semplice, doppia, contrapposta. La filigrana a notte invece compone sulla lamina svariati motivi floreali o geometrici ed è spesso unita alla tecnica della granulazione.

 

Questa tecnica, probabilmente importata in Sardegna dai Fenici, ha raggiunto una sua peculiare espressione locale a partire dal Settecento con virtuosistiche realizzazioni in argento, applicate principalmente ai complessi rosari. Sebbene attualmente la filigrana venga realizzata indifferentemente impiegando oro o argento – entrambi metalli duttili particolarmente adatti a questa tecnica –, è proprio nella sottilissima filigrana in argento che si identifica la specificità sarda.

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